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19 maggio - 15 settembre 2024

Castello, Salone del Parlamento e sale Galleria Arte Antica

orari e biglietti

Mostra promossa dal Comune di Udine, realizzata dal MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo in collaborazione con Contrasto e i Civici Musei di Udine

a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro

Maestro del bianco e nero, da sempre fautore e difensore di una stampa fotografica autentica, di un’immagine che cattura e ferma la vita quotidiana, i momenti, le emozioni che anticipano i gesti, ma anche e soprattutto autore di una fotografia di reportage e di indagine sociale, in quasi settant’anni di carriera Gianni Berengo Gardin, nato a Santa Margherita Ligure 94 anni fa, ha raccontato con i suoi scatti l’Italia dal dopoguerra a oggi. Quella raccontata da Gardin è un’Italia che vive un cambiamento repentino, attrice di uno sviluppo economico, culturale e sociale profondo, che ha plasmato le città d’Italia e gli italiani.

Arriva a Udine, come unica tappa del nord Italia nel percorso che l’ha vista aprire i battenti al Museo nazionale delle arti del XXI secolo (MAXXI) di Roma nel maggio del 2022 per poi spostarsi a Villa Pignatelli a Napoli lo scorso anno, la mostra “Gianni Berengo Gardin – L’occhio come mestiere”. Nella magnifica cornice del Salone del Parlamento e delle sale della Galleria d’Arte Antica del Castello di Udine vengono esposti in mostra ben 192 scatti del fotografo ligure, una collezione integrale di stampe vintage originali provenienti dal suo archivio personale e dal museo romano. Una fotografia artigiana, che aggiunge al valore intellettuale e visivo, anche un grande prestigio dal punto di vista materiale.

La fotografia documentaria di Berengo Gardin

“Gianni Berengo Gardin. L’occhio come mestiere” espone gli scatti del fotografo per la prima volta nella città di Udine, con l’obiettivo di riscoprire e rileggere in una prospettiva nuova, la sua lunghissima carriera in giro per l’Italia.

La fotografia di Berengo Gardin è una fotografia “vera”, una pratica che vuole allontanarsi dalla manipolazione analogica o digitale, e fare la parte del documento storico, partecipe e mai neutrale della realtà che si evolve, grazie a delle composizioni naturali, con l’uomo sempre al centro di uno spazio sociale vissuto.

Berengo Gardin ha costruito con le sue fotografie un patrimonio visivo unico nella storia della fotografia italiana e internazionale, sempre con un approccio che lui stesso ha sempre amato definire “artigianale”. Nel corso dei decenni questa impostazione è diventata un marchio di fabbrica esclusivo del fotografo, che ha sempre amato definirsi “un fotografo-fotografo”, e quindi un artigiano della fotografia d’autore piuttosto che un fotografo-artista.

Il viaggio nel tempo attraverso l’Italia

L’esposizione è immaginata come una sorta di viaggio, un percorso cronologico, topologico e tematico nel modo di vedere e fotografare l’Italia di Berengo Gardin. “Gianni Berengo Gardin.L’occhio come mestiere” intende allora ripercorrere i settant’anni di carriera del fotografo attraverso le fotografie scattate nelle città che hanno segnato maggiormente la sua vita privata e professionale.

Punto di partenza di questo tour visivo è Venezia, città dove Berengo Gardin si avvicina per la prima volta alla fotografia. Pur non essendovi nato si sente veneziano e ha detto in passato: «I nonni erano veneziani, i bisnonni veneziani, papà venezianissimo». Venezia è il luogo in cui si forma come fotografo, grazie all’incontro con circoli fotografici come La Gondola, ed è il luogo di un continuo ritorno, dalle prime immagini degli anni Cinquanta in cui si scorge una città intima e placida al suo progetto più recente, del 2013, dedicato alle Grandi Navi. Dalla laguna veneziana si passa alla Milano dell’industria, delle lotte operaie, degli intellettuali (in mostra, tra gli altri, i ritratti di Ettore Sotsass, Gio Ponti, Ugo Mulas e di Dario Fo), e si percorrono quasi tutte le regioni e le città italiane, dalla Sicilia alle risaie piemontesi, osservate nelle loro trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche dal secondo dopoguerra a oggi. E in questo scenario fa la sua parte anche il Friuli Venezia Giulia.

Trovano spazio dai luoghi del lavoro realizzati per Alfa Romeo, Fiat, Pirelli e, soprattutto, Olivetti (con cui collabora per 15 anni), che lo conducono, nel corso della sua vita professionale, a vivere le evoluzioni del mondo operario e dei suoi bisogni. Tra gli scatti anche i Cantieri navali di Monfalcone. E infine le stampe racconteranno gli ospedali psichiatrici, fotografati e pubblicati nel 1968 nel volume “Morire di classe”, realizzato insieme a Carla Cerati. Si tratta di immagini di denuncia e rispetto, straordinarie e terribili, nel cui sfondo si può notare anche l’Ospedale psichiatrico di Gorizia, che documentavano per la prima volta le condizioni all’interno di diversi istituti in tutta Italia, 10 anni prima della legge Basaglia che li fece chiudere.

Castello di Udine

Museo Friulano della Fotografia, sale 7-8

mostra prorogata fino al 30 giugno 2024

orari e biglietti

 

 

 

In occasione del suo 50° anniversario, il Circolo Fotografico Friulano ha collaborato con il Museo Friulano della Fotografia per creare una mostra che celebra l’arte visiva e la scrittura, un progetto che unisce la magia della fotografia alla bellezza della letteratura locale.

Dodici fotografi hanno preso ispirazione da testi letterari e poesie ambientati a Udine, trasformando le parole in immagini.

Il titolo stesso, “Udine in luce” riflette la profonda connessione tra fotografia e letteratura, poiché la fotografia, come la parola, scrive con la luce.

Ogni foto racconta una storia trasmettendo emozioni descritte nei testi letterari.

La mostra propone un viaggio attraverso le strade e gli angoli della città; le opere esposte catturano l’essenza di Udine, rendendo evidenti le parole degli autori.

Tra i testi selezionati ci sono opere di autori del passato e contemporanei, che abbracciano diversi generi, offrendo al pubblico una panoramica ricca e variegata della cultura locale.

L’esposizione è accompagnata dal catalogo “Udine in luce-fotografare la letteratura”.

In mostra le fotografie di Daniele Agosto, Sandro Boato, Dario Buttazzoni, Ivano De Simon, Giovanna Lunazzi, Paola Lupi, Annalisa Mansutti, Riccardo Masullo, Paolo Parussini, Fabrizio Toneatto, Rossana Trevisan, Sandro Vicedomini

Museo Etnografico del Friuli

via Grazzano 1 Udine

da venerdì 15 marzo a domenica 2 giugno 2024

venerdì-domenica 10-18

La mostra è organizzata in collaborazione con L'Ecomuseo delle Acque di Gemona e presenta gli scatti che il fotografo Graziano Soravito ha dedicato ai casari, agli allevatori e ai malgari della Latteria turnaria di Campolessi, del Caseificio Turnario di Pejo e della Latteria turnaria di Valmorel nell’ambito di un progetto di documentazione del sistema delle latterie turnarie alpine allargatosi anche agli alpeggi del versante meridionale del Monte Nero (Slovenia).

L'esposizione è arricchita da un ricco calendario di visite didattiche, laboratori e degustazioni.



Info biglietterie.civicimusei[at]comune.udine.it e +39 0432 1272920

 

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COME IN CMYKEYCHandCOME IN AEPIl Museo Archeologico è ospitato al piano terra dell’ala est del Castello ed è stato inaugurato con un nuovo allestimento nel 2013. L’attuale criterio espositivo si snoda in un percorso di carattere storico il quale, anche grazie al contributo della multimedialità, mette in luce il carattere collezionistico della ricerca archeologica tra fine dell’800 e primi anni del ‘900. Il percorso è articolato in sei sale dedicate all’interesse e alle attività di collezionisti e eruditi friulani ed espone reperti che vanno dai vasi magnogreci, ai corredi funerari protostorici, romani e altomedievali. L’intento è quello di illustrare il risultato di una curiosità intellettuale e personale spesso dettata dalla ricerca del pezzo raro e di valore estetico, più che di ricerca documentale.

servizi Musei

Dal 9 novembre 2017, grazie ai finanziamenti del progetto europeo COME-IN! il Museo Archeologico è dotato di un percorso multisensoriale, assistito da una APP inclusiva che offre un percorso in italiano per non vedenti e, in generale, in italiano, inglese, tedesco e francese.

Scarica l'app  app store logo google play logo 300x104

 

ARCHIVIO RICERCA

Scavi nel sito neolitico e eneolitico di Nogaredo al Torre in collaborazione con il Museo Friulano di Storia Naturale

Il Museo Archeologico in collaborazione con il Museo Friulano di Storia Naturale, conduce su concessione ministeriale uno scavo archeologico presso il sito neolitico e eneolitico di Nogaredo al Torre (UD). Le ricerche condotte nell’area golenale hanno messo in luce una fossa ed un livello antropico ricchi di materiale archeologico attualmente in corso di studio.

Le migrazioni in epoca preistorica

Le migrazioni sono la componente fondamentale nella formazione della società europea. I dati archeologici e quelli genetici dimostrano, infatti, che i periodi di grandi trasformazioni economiche spesso corrispondono all’arrivo di nuove genti. È il caso di quanto accadde nell’area balcanica e adriatica 8000 anni fa, quando genti portatrici di grandi novità, come l’allevamento e l’agricoltura, giunsero dalla Mezzaluna Fertile in questi territori trasformando fatalmente i modi di vita delle comunità di cacciatori e raccoglitori che incontrarono sulla loro strada. Attualmente questi flussi migratori sembrano aver seguito due direzioni: una marittima, lungo le coste, ed una più interna.

Il Museo Archeologico di Udine ha iniziato questo percorso di ricerca con la mostra “Adriatico senza confini. Via di Comunicazione e crocevia di popoli nel 6000 a.C.” e nel 2018 ha in programma di condurre alcune ricerche sulla migrazione verticale: la transumanza nelle Prealpi Carniche.

Abitati fortificati dalla preistoria al XV secolo

Dalla fine del Neolitico sino al XV secolo il Friuli è contraddistinto dalla presenza di abitati fortificati che caratterizzano anche la peculiare morfologia del territorio regionale. Un fenomeno interessante che è stato parzialmente analizzato nei suoi aspetti più recenti in un incontro tenutosi al Museo Archeologico nel 2014 dal titolo: “Difendere il contado: proprietà collettive in montagna. Dalle “cortine” medievali in Carnia alle Regole di Cortina d’Ampezzo” e che appartiene alla tradizione del nostro territorio, testimoniato dalla presenza di abitati fortificati fin dal 3.500 a.C..

Il Comune di Udine dal 2014 è partner del progetto "protostoria in Friuli", l'accordo tra i comuni di Basiliano, Castions di Strada, Codroipo, Coseano, Dignano, Fagagna, Flaibano, Lestizza, Mereto di Tomba, Pozzuolo del Friuli, Rive d'Arcano, Sedegliano, Spilimbergo e Udine che mira alla valorizzazione e promozione di queste peculiari strutture protostoriche. Per fornire un primo approccio al tema i Comuni coinvolti nel progetto hanno realizzato il sito www.protostoriainfriuli.it.


ACCESSIBILITA' MUSEALE

Pari opportunità nella cultura: è l’obiettivo che dal 2014 il Museo Archeologico di Udine persegue negli allestimenti delle mostre e nelle attività al pubblico. Un percorso iniziato nel giugno del 2014 con un seminario dal titolo “Un Museo senza barriere”, organizzato in collaborazione con il Laboratorio dell’accessibilità universale dell’Università di Siena per tutti gli operatori didattici, gli addetti ai lavori e le figure professionali che si confrontano quotidianamente con l’accessibilità ai Musei da parte delle persone con disabilità, ma anche da coloro che hanno particolari esigenze.

A questa esperienza seminariale il Museo Archeologico ha fatto seguire la sperimentazione di alcuni aspetti di accessibilità attraverso la mostra “Adriatico senza confini. Via di comunicazione e crocevia di popoli nel 6000 a.C.”, esperienza proseguita nel 2015 con la realizzazione della mostra “Mense e banchetti nella Udine rinascimentale”.

 

COME IN CMYKIl Museo è stato impegnato insieme ad altri 13 partner di Polonia, Germania, Austria, Croazia, Slovenia e Italia in un progetto europeo dedicato a queste tematiche COME-IN! (Cooperazione per una piena accessibilità ai musei –verso una maggiore inclusione), finanziato dal Programma Interreg CENTRAL EUROPE. Scopo del progetto valorizzare il patrimonio culturale, potenziando le capacità di musei di piccole e medie dimensioni di attrarre visitatori, rendendosi accessibili alle persone con disabilità. Il suo sviluppo ha visto il coinvolgimento di musei, associazioni di disabili, accademici, istituti di formazione e decisori politici provenienti dall’Europa centrale, che si sono impegnanati a individuare standard transnazionali e a trasferire competenze tecniche per assicurare l’accessibilità ai musei coinvolti nel progetto. Più precisamente, il progetto si è occupato di stabilire e mettere a disposizione delle linee guida per riorganizzare in modo accessibile collezioni e mostre, assieme ad un manuale di formazione per gli operatori museali

Infine, è stata realizzata un’etichetta COME-IN! che funge da strumento promozionale: il label COME-IN! Può essere assegnato ai musei che applicano gli standard di accessibilità stabiliti nell’ambito del progetto. L’etichetta è stata promossa a livello transnazionale, nazionale e locale al fine di garantire la visibilità dei musei aderenti e la sostenibilità e trasferibilità del progetto. 

COME-IN! ha avuto inizio il 1 luglio 2016, si è concluso il 30 giugno 2019 e ha potuto contare su un budget complessivo di 2.724.487,50 euro, con 345.000,00 euro assegnati al Museo Archeologico di Udine, grazie ai quali ha potuto condurre molteplici interventi.

Per approfondire le tematiche di accessibilità museale, scarica gli atti della conferenza COME-IN! tenutasi a Udine il 9 novembre 2017, un articolo che riassume gli interventi realizzati a Udine, un contributo che analizza il feedback dei visitatori e un progetto di educazione museale volta all'inclusione sociale e alla riabilitazione da dipendenze.

Per saperne di più consulta la newsletter o vedi le video interviste.


MAPPA SITI

Il Museo Archeologico custodisce reperti scoperti durante scavi eseguiti in siti italiani e stranieri. L'elenco è suddiviso per aree geografiche ed evidenziati in grassetto sono indicati i siti le cui schede dell'inventario saranno prossimamente on-line.

Siti città di Udine

  • Colle del Castello
  • Piazza Duomo e vecchio duomo
  • Piazza I Maggio
  • Piazza Venerio
  • Planis
  • San Gottardo
  • Via Brenari
  • Via del Gelso
  • Via Pracchiuso
  • Ponte Cormor
  • Vat
  • Via Bariglaria

Siti friulani

  • Adegliacco
  • Aiello del Friuli
  • Alnicco
  • Aquileia
  • Buia
  • Carpeneto
  • Castions di Strada
  • Fagagna
  • Gemona
  • Gonars
  • Gradisca di Sedegliano
  • Gradisca sul Cosa
  • Gradiscutta di Varmo
  • Joannis
  • Laguna di Marano
  • Lavariano
  • Lovaria
  • Mereto di Tomba
  • Moruzzo
  • Muzzana del Turgnano
  • Pavia di Udine
  • Pozzuolo del Friuli
  • San Giorgio di Nogaro
  • San Vito di Fagagna
  • Sclaunicco
  • Sevegliano
  • Socchieve
  • Strassoldo
  • Venzone
  • Basiliano
  • Buttrio
  • Cividale
  • Lestizza
  • Porpetto
  • San Daniele
  • San Giovanni di Casarsa (PN)
  • San Giovanni di Polcenigo (PN)
  • Tricesimo
  • Zuglio

Siti italiani

  • Lombardia, Cuggiano (MI)
  • Puglia, Mesagne (BR)
  • Puglia,Taranto
  • Sardegna, Altipiano di Santa Lucia Ales
  • Sardegna, Chiesa di S. Paragovio Noli
  • Sardegna, Nuraghe
  • Sardegna, Ballao
  • Sardegna, Tharros - CA
  • Sicilia, Erice
  • Sicilia, Selinunte

Siti esteri

  • Egitto
  • Rodi

Percorsi

Sala 1.Francesco di Toppo

Il percorso espositivo è introdotto da un video in cui un attore personifica il conte Francesco di Toppo  (1797-1883) esponente di spicco della nobiltà udinese che si distinse come collezionista di reperti archeologici e letterato. Nel 1866 fu presidente della Commissione archeologica pel Friuli e ispettore onorario di Aquileia. Donò nel 1883 la sua collezione archeologica. Il video fa rivivere all’odierno visitatore il giorno dell’inaugurazione del Museo Friulano, avvenuta il 13 maggio 1866 e di cui il Museo Archeologico ne fu parte insieme alle altre collezioni.

Sala 1 Introduzione Di Toppo

Percorsi

Sala 2.Augusto de Brandis

Augusto de Brandis (1870-1928), esponente di un’importante casata nobiliare, donò nel 1924 la sua imponente raccolta composta da 400 pezzi in terracotta databili tra VII e I secolo a. C., 6.000 monete greche e 8.000 monete romane. L’oggetto più importante della sua collezione è uno stamnos attribuito al pittore Menelao, ceramografo attico della seconda metà del V secolo a. C. Ricchissima è la collezione di ceramica: dai vasi prodotti a Corinto e ad Atene nel VII secolo a. C. alla ceramica magnogreca e greco-indigena. Le lucerne sono oltre quaranta.

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Percorsi

Sala 3.Nobili, eruditi e religiosi

Il fermento culturale che vide la nascita del Museo Friulano spinse molti nobili, eruditi e religiosi a donare i loro reperti archeologici di notevole valore estetico e documentario. Tra questi, oggetti di età protostorica dell’abitato e della necropoli del colle di Moruzzo donati dai conti Gropplero; reperti di epoca romana della contessa di Prampero Peretti; reperti longobardi della necropoli di Planis consegnati dal conte Antonino di Prampero. Inoltre di grande importanza sono il busto in bronzo di Menade di epoca romana, dono di Giulio Andrea Pirona e quello in marmo albastrino di Serapide, dono di Giuliano Mauroner.

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Percorsi

Sala 4.Francesco di Toppo e gli scavi di Aquileia

Nel 1859 Francesco di Toppo iniziò le sue ricerche archeologiche ad Aquileia che interessarono soprattutto vaste aree sepolcrali. In differenti corredi di tombe sono stati rinvenuti balsamari in vetro e terracotta tra cui il rarissimo rython in vetro a soffiatura libera del I-II secolo d. C.; ottanta lucerne, recipienti ceramici per le libagioni funerarie tra cui una brocca monoansata in ceramica invetriata del IV secolo d.C. e l’ampolla di San Menas. Difficile è la ricostruzione dei corredi funerari poiché di Toppo li raggruppò per categorie.

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Percorsi

Sala 5.Dal collezionismo al museo pubblico

Il percorso sui temi del collezionismo si conclude con una valutazione di questo fenomeno, che se tra ‘800 e ‘900 ha consentito la conservazione del nostro patrimonio culturale e la formazione di quasi tutti i musei pubblici, al giorno d’oggi è da considerarsi un valore superato: la decontestualizzazione dei reperti, infatti, non consente una ricostruzione storica dei complessi archeologici che è alla base della ricerca moderna. In questa sala è esposto il mosaico pavimentale aquileiese rinvenuto nel Fondo Ritter ad Aquileia ed entrato nelle collezioni cittadine nel 1933, a testimonianza di un criterio di acquisizione più estetico che documentale.

Sala Collezionismo

Percorsi

Sala 6.Luigi Pio Tessitori

L'ultima sala è dedicata a Luigi Pio Tessitori  (1887-1919) e alla ricerca archeologica all'estero. Tessitori, nobile friulano, giunse nel nord dell’India nel 1914 per dedicarsi allo studio di manoscritti della letteratura bardica e delle leggende e tradizioni popolari. L'incontro con Sir John Marshall, direttore generale dell’Archaeological Survey of India, gli consentì di rivolgere la sua attenzione di studioso anche all’archeologia, compiendo ricerche e svolgendo un ruolo determinante nella formazione del Museo Archeologico di Bikaner.

La sala espone in modo evocativo gli oggetti a lui appartenuti ispirandosi alle foto del suo studiolo indiano, tra cui parte della sua collezione di armi di provenienza indiana e libri a stampa e manoscritti.

Sala Luigi Pio Tessitori

Percorsi

07.Lapidario

Il percorso prosegue all’esterno nel sottoportico del castello, con il Lapidario che presenta epigrafi, monumenti e sculture di epoca romana provenienti soprattutto dalle collezioni dei conti Gorgo e di Toppo, che avevano proprietà fondiarie ad Aquileia e dintorni. Sono esposti anche materiali frutto di ritrovamenti fortuiti o utilizzati come reimpieghi in vari edifici. I reperti suddivisi per aree tematiche illustrano soprattutto le necropoli e la viabilità antica.

Lapidario

Percorsi

08.Playroom

Il percorso del Museo Archeologico si conclude con la Playroom aperta al pubblico, attrezzata con giochi che è possibile utilizzare anche in assenza di operatori didattici. Un luogo, quest'ultimo, nel quale i bambini possono vivere il Museo in modo meno tradizionale. Qui sono esposti i materiali rinascimentali da mensa provenienti dallo scavo di piazza Venerio (1989), sito in si trovava l'antica dimora della nobile famiglia udinese dei Savorgnan.

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