Dino e Mirko Basaldella
Dino (Udine, 1909 - 1977) è il più anziano dei tre fratelli Basaldella, nonché quello che rimarrà maggiormente legato a Udine, la sua città d’origine. Frequenta il Liceo Artistico a Venezia affermandosi come scultore e da lì si muove verso Firenze e poi Roma, dove matura una prima fase definita “neo-ellenistica” influenzata dalla scultura classica. A partire dalla fine degli anni Cinquanta si sviluppa nell’artista un particolare interesse per i materiali di scarto industriali e per le loro potenzialità di riutilizzo: ferro, metallo e saldature a vista divengono protagoniste in opere come Spartaco, Orecchio di Dionisio e Ferro, presentate in questa sala. Anche El Partidor, restaurata nel 2024 ed esposta nell’atrio del piano terra, ne è un chiaro esempio in una chiave monumentale. Influenze diverse si trovano invece nel fratello Mirko (Udine, 1910 - Cambridge, Massachusetts, 1969) che - a differenza di Dino - viaggiò a lungo lasciandosi suggestionare da influssi culturali diversi che lo hanno condotto ad un primitivismo artistico che cogliamo nelle due Chimere e nel Motivo a rocchi qui esposti.
Afro e Mirko Basaldella
Nato a Udine nel 1912, Afro Libio frequenta il Liceo Artistico a Venezia come i fratelli Dino e Mirko, con cui esordisce nel 1928 alla “Scuola friulana d’Avanguardia”. Nel 1930 giunge a Roma, dove si avvicina alla Scuola romana, per poi approdare a Milano nello studio di Arturo Martini insieme al fratello Mirko. Entrambi ne subiranno le influenze nelle scelte tematiche, nell’impostazione anticlassica e negli echi espressionisti. I due fratelli prendono poi strade diverse, ognuno inseguendo la propria interpretazione artistica. Dopo varie sperimentazioni, Afro si dedica all’informale, culminando nell’espressionismo astratto americano, sviluppato grazie ai suoi viaggi negli Stati Uniti e rintracciabile nella drastica riduzione della tavolozza pittorica di Angelica (1964). Mirko, dopo un periodo dedicato alla scomposizione post-cubista, sperimenta l’astrazione tramite i “motivi a intreccio”, che troviamo sia nelle tempere e nei disegni cerosi qui esposti - donati al museo dai suoi fratelli nel 1974 per espresso desiderio della madre - sia nel bozzetto del Cancello delle Fosse Ardeatine (1950).



