IL FONDO AUGUSTO LUXARDO
Ogni qual volta i Civici Musei si propongono di parlare del tema Patria, del sacrificio e dello spirito di quanti hanno combattuto, dei sentimenti di chi visse durante e tra le guerre mondiali, attingono al prezioso Fondo Augusto Luxardo.
Augusto Luxardo nacque a Messina il 13 ottobre 1875 da genitori liguri. Laureatosi in Medicina all’Università di Padova, esercitò in provincia di Mantova prima di trasferirsi a Venezia e poi a San Daniele del Friuli. Ufficiale medico durante la Grande Guerra, nel corso della quale morì suo fratello minore, Giacomo.
Per onorare la memoria del fratello e ricordare le cause di tante sofferenze per le migliaia di soldati al fronte e per la popolazione civile del Friuli e del Veneto Orientale in seguito alla rotta di Caporetto, Luxardo decise di raccogliere migliaia di documenti a stampa inerenti alla Grande Guerra.
Augusto Luxardo morì improvvisamente il 4 febbraio 1930. La vedova, Pia Spandri, decise di destinare le raccolte bibliografiche del marito a San Daniele del Friuli. Grazie all’aiuto di don Emilio Patriarca, bibliotecario della Biblioteca Guarneriana di San Daniele, confluirono a Udine i materiali sulla Grande Guerra raccolti da Luxardo. Essi costituiscono il Fondo Augusto Luxardo dei Civici Musei di Udine, donato nell’aprile del 1930 al Comune di Udine.
Questi materiali, in oltre 10 lingue, rappresentano una miniera per gli studi sulla prima guerra mondiale composta da 5.700 pezzi, tra i quali 720 volumi e migliaia di riviste, di propaganda nazionali e internazionali, giornali, bollettini, fogli ciclostilati, opuscoli, cartoline, volantini, fotografie nonché un medagliere sempre sul tema della Grande Guerra.
Gli studi sulla propaganda e sulla comunicazione durante la prima guerra mondiale, negli ultimi anni, si sono volti, oltre che all’aspetto contenutistico e testuale, alle immagini, alla grafica e alle sperimentazioni ed i materiali conservati nel Fondo Luxardo permettono un importante approfondimento.
L'ALPINO
[…] Ma trovando che la parola era ormai insufficiente, egli chiese al suo comandante, l’allora colonnello Cavarzerani, il permesso di fondare un giornale che fosse fiamma d’italianità, di amor patrio e che, senza entrare nel gioco di nessun partito, si prodigasse solamente a salvare il grande patrimonio spirituale della guerra.
Sorse così L’Alpino, che fu compagno fra i compagni, tanto che, argutamente sulla testata non portava il titolo scritto, ma il disegno di un alpino in atto di osservare pensosamente la catena delle Alpi.
(Italico Nonino, Vita friulana di Balbo, in La Panarie, luglio-dicembre 1940)
Dopo la vittoria nella Grande Guerra, il Regno d’Italia iniziò la graduale smobilitazione del proprio esercito, che passò da 61 a 23 (poi 26) battaglioni. Per i 3.000.000 di reduci italiani il ritorno alla vita civile fu spesso duro e irto di difficoltà, dovute alla grave crisi economica in cui versava tutta l’Europa, oltre al clima fortemente anti-militaristico conseguito alla morte di centinaia di migliaia di soldati italiani nel primo conflitto mondiale.
Per difendere i valori della Difesa e dell’Unità della Patria, l’8 luglio 1919 nacque a Milano l’Associazione Nazionale Alpini, formata da ex combattenti alpini uniti per celebrare, mantenere in vita e tramandare la gloriosa storia dei reggimenti e dei battaglioni alpini italiani.
Il 24 agosto 1919 a Udine, presso il Deposito dell’8º Reggimento Alpini, fu stampato il primo numero della rivista L’Alpino.
Sul quarto numero, diretto da Italo Balbo (1896-1940), l’ANA diede il suo plauso alla nascita della rivista udinese che in breve tempo sarebbe diventata il suo organo ufficiale a diffusione nazionale.
Il numero 11 (14 dicembre 1919) de L’Alpino fu l’ultimo stampato a Udine. Dal 5 febbraio 1920 la rivista ha sede a Milano, continuando orgogliosamente la sua avventura editoriale nata in Friuli.



