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Il Vesperbild della collezione Ciceri e l’iconografia della Pietà

Conversazione con il dott. Paolo Casadio sull’iconografia della Pietà giovedì 11 aprile 2019 alle ore 17 presso il Salone di Palazzo Giacomelli.
Il Museo Etnografico del Friuli espone l’opera Pietà / Vesperbild di ignoto scultore di area alpina nordorientale, metà del XIV secolo, legno scolpito intagliato e dipinto.

L’iconografia, di origine nordica, del Vesperbild - l’immagine del vespro, legata alla meditazione sul sacrificio salvifico di Cristo nelle preghiere dei vespri, con le quali, nella liturgia delle ore, si chiude il giorno - è ben nota in Friuli grazie alla presenza di diverse sculture raffiguranti tale soggetto, in arenaria o pietra artificiale, databili tra gli ultimi anni del Trecento e i primi decenni del XV secolo, in importanti chiese della regione nelle città di Aquileia, Cividale, Gemona, Venzone.

Il tema della Pietà è stato raffigurato dall’arte bizantina fin dal XII secolo, con l’immagine del “Cristo passo” abbinata a quella della Vergine addolorata o rappresentata col Bambino, o col solo Cristo morto, mostrato alla pietà dei fedeli, con evidente significato eucaristico.
Da questi esempi si sviluppò in Italia l’iconografia della Pietà fino al XVI secolo, col Cristo a mezzo busto, sorretto dalla Vergine e San Giovanni evangelista o da Angeli.

L’immagine del Cristo morto sulle ginocchia della Vergine in lacrime, china sul corpo del Figlio disteso sul grembo che lo aveva accolto Bambino, conosce un’ampia diffusione dai primi decenni del Trecento e fino a metà del XV secolo.

La tipologia più comune del Vesperbild corrisponde a quella che gli studiosi tedeschi chiamano “horizontal Typus”, caratterizzata dal corpo di Cristo disteso orizzontalmente sulle ginocchia della Madre, che nel corso del Quattrocento conoscerà una straordinaria evoluzione fino alla sublime Pietà giovanile di Michelangelo.

Nel Vesperbild della collezione Ciceri la composizione presenta uno sviluppo verticale, con la raffigurazione del corpo del Redentore in dimensioni inferiori rispetto a quelle della Madre, quasi a voler richiamare, nel momento del massimo dolore della Vergine, l’affettuoso rapporto della Madonna col piccolo Gesù.
Da questo punto di vista si possono riscontrare affinità iconografiche con alcuni esemplari di area tedesca databili tra la metà del Trecento e i successivi decenni, che forniscono una cornice storica entro la quale collocare la scultura del museo udinese.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

Per informazioni:
Museo Etnografico del Friuli
T. 0432 1272920

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