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Galleria d'Arte Antica - Bello saperlo San Francesco che riceve le stigmate - Scuola di Caravaggio, 1606-07 Ultima cena - Pomponio Amalteo, 1574 Il diluvio - Filippo Giuseppini, 1836 Il venditore di tappeti - Giuseppe Malignani, 1856 Giramondo - Antonio Carneo, 1670

Galleria d'Arte Antica

Bello saperlo

San Francesco che riceve le stigmate

Scuola di Caravaggio, 1606-07

Ultima cena

Pomponio Amalteo, 1574

Il diluvio

Filippo Giuseppini, 1836

Il venditore di tappeti

Giuseppe Malignani, 1856

Giramondo

Antonio Carneo, 1670

Galleria d'arte antica

La Galleria d’Arte Antica, formatasi a partire dal 1866, è un’importante sezione dei Musei del Castello ubicata al piano nobile lungo un percorso che si snoda in tredici sale di cui l’ultima adibita a esposizioni temporanee.

Si tratta di una raccolta omogenea di opere realizzate per la maggior parte da artisti locali e veneti prodotte dalla seconda metà del Trecento alla prima metà dell’Ottocento. Consistente è anche la presenza di un nucleo di dipinti provenienti da altre realtà regionali ed europee, capolavori di indiscusso valore che arricchiscono la collezione udinese.


 

Percorsi

Sala I.

La sala, suddivisa in due ambienti contigui, vede allestite opere della seconda metà del XIV secolo. La pittura del '300 a Udine è stata caratterizzata fino alla metà del secolo dalla presenza di maestranze bolognesi e riminesi che si rifacevano alla lezione padovana di Giotto.

Nel 1348, grazie all’arrivo a Udine di Vitale da Bologna, tutta la produzione artistica locale verrà influenzata dallo stile discorsivo del pittore bolognese. Tra le opere esposte che risentono di tale influenza e del nascente gotico internazionale vi sono i lacerti di affresco a tema cavalleresco e cortese rinvenuti nell’antica Loggia comunale e nella casa Antonini-Perusini nel centro cittadino.

Sala 01 - seconda metà del XIV secolo

Percorsi

Sala II.

Qui si trovano dipinti realizzati tra la fine del ‘300 e il ‘400 che provengono da scuola veneta, centroitaliana e nordica a testimonianza della variegata cultura figurativa che si ebbe in Friuli a cavallo tra i due secoli.
Accanto alle opere pittoriche, sono esposti dei pregevoli tabernacoli in terracotta e stucco dipinto di ambito toscano della collezione Mauroner.

Sala 02 - fine del ‘300 e il ‘400

Percorsi

Sala III.

Di grande importanza sono i dipinti di questa sala per capire l’evoluzione della pittura friulana tra fine ‘400 e inizi ‘500. Se da un lato troviamo la pala d’altare dedicata a Santa Lucia, realizzata da Domenico da Tolmezzo per il Duomo di Udine del 1479, opera che innesta elementi tardogotici con novità rinascimentali nella struttura architettonica, dall’altra abbiamo l’assoluto capolavoro di Vittore Carpaccio, Cristo e gli strumenti della Passione eseguita nel 1496 per la chiesa di S. Pietro Martire di Udine. La pala, una delle più alte realizzazioni dell’artista veneziano, divenne per gli artisti locali modello e fonte di riferimento.

Sala 03 - fine ‘400 e inizi ‘500

Percorsi

Sala IV.

Le ampie dimensioni della sala hanno consentito la sistemazione di grandi opere di artisti locali che hanno contribuito a delineare il percorso dell’arte friulana rinascimentale: Andrea Bellunello, con il telere eseguito nel 1476 per la sala consiliare del Comune di Udine; Pellegrino da San Daniele con le portelle del Duomo e L’Annunciazione del 1519; il bassorilievo in stucco di Giovanni da Udine proveniente dalla sua abitazione in via Gemona e Pomponio Amalteo con L’Ultima Cena dipinta nel 1574 per il Duomo di Udine. Accanto a questi grandi maestri, sono esposte due tele di Alessandro e Giambattista Maganza, pittori veneti che furono a contatto con la cultura veronesiana e con il mondo del Tintoretto.

Sala 04 - arte friulana rinascimentale

Percorsi

Sala V.

Nella sala V sono conservate opere del più grande artista friulano del Rinascimento: Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone, dalla sua città di nascita. La sua poetica magniloquente ebbe un influsso notevole tra i suoi contemporanei, primo fra tutti Pomponio Amalteo, presente in questa sala con la tela raffigurante L’estasi di San Francesco eseguita tra 1555 e 1565. Il Pordenone è qui rappresentato con l’affresco Madonna con Bambino, realizzato intorno al 1516 per la decorazione di una parete della Loggia del Lionello in Piazza Contarena, e con la lunetta con l’Eterno padre del 1527 per il convento di San Pietro Martire.

Sala 05 - Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone

Percorsi

Sala VI.

In questa sala si illustra la tarda pittura cinquecentesca rappresentata da artisti provenienti da ambiti diversi.
Presente la grande tela del veneziano Palma il Giovane raffigurante La dedizione di Udine a Venezia, opera a carattere celebrativo commissionata al pittore nel 1595 dalla città di Udine; la Natività del fiorentino Michele di Ridolfo Ghirlandaio e il Giudizio di Paride dello spagnolo Juan de Juanes di gusto raffaellesco.

Sala 06 - tarda pittura cinquecentesca

Percorsi

Sala VII.

La sala è allestita con opere di artisti italiani e stranieri eseguite tra la seconda metà del ‘500 e la prima del ‘600. Tra tutte ammiriamo il S. Francesco che riceve le stigmate di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, oggetto di un recente studio sulla paternità. Di questo soggetto si conoscono cinque copie di cui l’originale di mano di Caravaggio è conservato al Wadsworth Atheneum di Hartford. La critica recentemente ha ritenuto che il dipinto udinese possa ritenersi copia conforme, cioè identica per dimensioni ed iconografia, eseguita tra il 1606-1607. Ciò rientra in quel tipico fenomeno della duplicazione delle opere caravaggesche già avviato quando il maestro era ancora in vita e che alimentò la sua fortuna e la corrente del caravaggismo.

Sala 07 - seconda metà del ‘500 e la prima del ‘600

Percorsi

Sala VIII.

Oltrepassato il salone del Parlamento, si giunge nell’ala ovest della Galleria, dove l’itinerario continua con opere realizzate dal ‘600 alla prima metà dell‘800. La sala VIII raccoglie i dipinti dei maggiori interpreti della poetica barocca friulana, ovvero Antonio Carneo e Sebastiano Bombelli. Del primo, sono presenti capolavori assoluti che testimoniano la sua capacità tecnica e compositiva, del secondo degli splendidi ritratti e autoritratti. Da segnalare anche i pregevoli ritratti di gentiluomini e gentildonne di scuola genovese, estremamente curati nei particolari e nell’indagine psicologica dei volti.

Sala 08 - dal ‘600 alla prima meta dell‘800

Sala IX.

La sala IX è dedicata ad opere del Seicento Veneto. Vediamo esposta un’esauriente panoramica di dipinti realizzati dai cosiddetti pittori “foresti”, ovvero artisti non originari di Venezia che risollevarono la città lagunare da un periodo non particolarmente fecondo dal punto di vista artistico, come il ritratto Berenice, realizzato da Bernardino Strozzi durante il periodo veneziano. Nella città lagunare questo artista, insieme al Fetti e al Liss, contribuì a rinnovare la pittura veneziana da tempo arrestata nel ricordo dei grandi maestri cinquecenteschi.

Sala 09 - Seicento Veneto

Percorsi

Sala X.

Nella sala X troviamo la famosa Pianta della città di Udine della fine del ‘600 attribuita a Joseph Heintz il giovane e opere di Giambattista Tiepolo, assoluto protagonista nel panorama culturale italiano ed europeo del ‘700. L’artista veneziano fu più volte a Udine tra il 1726 e il 1729 e nel 1759. Tra le sue opere esposte nella sala vi è una tela con la Virtù e la Nobiltà che sconfiggono l’Ignoranza, originariamente ubicata sul soffitto del salone del piano nobile di palazzo Caiselli a Udine. Di grande originalità è il Consilium in arena, opera realizzata da Giambattista con la collaborazione del figlio Giandomenico, commissionata per illustrare un fatto di storia locale avvenuto nel 1748. Si tratta della puntuale raffigurazione pittorica di una perorazione tenuta da mons. Antonio di Montegnacco presso il consiglio dell’Ordine di Malta, affinché la nobiltà udinese venisse iscritta al suddetto ordine cavalleresco.

Sala 10 - Joseph Heint e Giambattista Tiepolo

Percorsi

Sala XI.

Il percorso tra ‘600 e ‘700 prosegue nella sala XI ove è possibile ammirare una serie nutrita di dipinti realizzata da artisti diversi, tutti di scuola veneta. Tra questi Sebastiano e Marco Ricci con un arioso ed elegante Paesaggio, Pietro Longhi con l’encomiastico ritratto del Doge Manin e Giandomenico Tiepolo con una dolce rappresentazione di San Vincenzo Ferreri.

Sala 11 - Scuola Veneta tra ‘600 e ‘700

Percorsi

Sala XII.

L’intera sala è dedicata all’opera di Nicola Grassi, pittore originario di Formeaso di Zuglio, in Carnia. Esponente assoluto del Settecento friulano, si trasferì giovanissimo a Venezia dove elaborò un proprio linguaggio artistico riconoscibile nelle eleganti figure dalla fronte alta e dagli occhi tirati. Capace di non rompere i legami con la propria patria d’origine, il Grassi  ha lasciato la sua testimonianza in molte chiese della Carnia.

Sala 12 - Nicola Grassi

Percorsi

Sala XIII.

L'ultima sala conclude il percorso della Galleria d’Arte Antica e viene utilizzata anche come sede espositiva per mostre tematiche. Tra i dipinti esposti risalenti alla prima metà dell'800 meritano un cenno le opere dell’udinese Odorico Politi, il maggior pittore udinese del periodo, apprezzato divulgatore di ideali neoclassici cui si fondono già  fermenti romantici. 

Suggestivo e di sapore già romantico è Il diluvio del 1836 di Filippo Giuseppini, pittore udinese, allievo di Odorico Politi.

Sala 13 - prima metà dell'800

Percorsi

IL SALONE DEL PARLAMENTO.

Situato al centro del piano nobile del castello, il Salone del Parlamento, così chiamato in quanto qui si riuniva il Parlamento della Patria del Friuli, organo consultivo formato da membri del clero, della nobiltà e delle comunità, è una vera e propria antologia della pittura friulana dalla metà del ‘500 a tutto il ‘700. Gli affreschi che decorano interamente le pareti dell’ampio ambiente eseguiti da Pomponio AmalteoGian Battista Grassi e Francesco Floreali tra la fine del XVI e la fine del XVIII secolo, esaltano ad un tempo valori laici e religiosi e sono allusivi al ruolo di Udine e della Patria del Friuli nel contesto della Repubblica Veneta. Appartiene invece a Giovanni Battista Tiepolo l'esecuzione del fregio della parete minore meridionale, che riprende nello spirito il corteo di armati eseguito dal Floreani, e l'esecuzione di quattro coppie di putti reggenti un clipeo sopra gli ovali delle finestre.

Il salone del parlamento

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