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Di Tomaso. Opere ispirate al Qoelet furlan di pre Toni Beline

21 maggio - 19 giugno 2022

Galleria "Tina Modotti"

orario: venerdì 16.30-19.30; sabato, domenica e festivi 10.30-12.30, 16.30-19.30

Ingresso libero

L’esposizione, organizzata dai Civici Musei del Comune di Udine, Glesie Furlane e il gruppo amîs di pre Toni con il contributo di Banca Ter, Credito Cooperativo FVG, è un’interpretazione pittorica che, partendo dalla lettura dei misteri dell’uomo, diventa intima e personale, compiendo il percorso opposto rispetto all’opera di don Bellina che traduce nella sua lingua familiare contenuti universali.

Il Qoelet è un testo composto in Giudea nel V o III secolo a.C. ad opera di un autore che afferma di essere Salomone. Qoelet è composto di 12 capitoli contenenti varie meditazioni sapienziali sulla vita. “Chi parla, in quest'opera, è un uomo disingannato dalle illusioni di grandezza, stanco dei piaceri e disgustato della scienza. È un filosofo epicureo, che ripete ad ogni pagina che il giusto e l'empio sono soggetti agli stessi accidenti; che l'uomo non ha niente in più della bestia; che sarebbe meglio non esser nati, che non c'è un'altra vita, e che non c'è niente di buono né di ragionevole se non il godere in pace il frutto delle proprie fatiche assieme alla donna amata” scrisse Voltaire.

Nel 2001, don Antonio Bellina, uomo di chiesa tra i maggiori scrittori friulani, presentando la sua opera scrisse: “Il libro, che in ebraico porta il titolo di Qoelet, è stato tradotto in greco con “Ecclesiaste” cioè “uomo di chiesa” e dell’assemblea, uno che parla nell’assemblea. Una persona anonima che ha voluto firmare le proprie riflessioni crude ed amare con il nome dell’uomo più sapiente e fortunato, e dunque più qualificato a parlare di delusioni: Salomone. Uno che ha provato quanto di più godibile può offrire la vita e che alla fine ha concluso, abbacchiato, che “tutto è nulla” (Qo 1,1). […] Trovandomi a tradurre questo testo così crudo e scandaloso […] sono ritornato su quelle pagine amare come assenzio e allettanti come sirene ed ho cominciato a scrivere […] queste pagine. Le ho chiamate “Qoelet furlan” non per fare un confronto sacrilego ma solo per dire che si trattava di variazioni sui temi del Qoelet e che le avevo scritte non solo nella nostra lingua ma intingendo la penna nell’inchiostro denso ed amaro della nostra sensibilità ed esperienza di vita e di vicissitudini […] di vaneggiamenti di un prete e di un uomo che offre le proprie riflessioni ai fratelli, agli amici e a tutti i compagni di (s)ventura”.

Di Tomaso decise di dipingere un ciclo di opere ispirate al libro “Qoelet furlan” di don Bellina, dopo le celebrazioni per il 10° anniversario della scomparsa di pre Toni, come atto d'amore per la sua terra. Di Tomaso, rilegge i versetti in una trasposizione dal controllato impianto compositivo che si contrappone all’esplosione e stratificazione di colori e alla vitalità e ricchezza di figure.

“Nella visione antica del libro, ma straordinariamente attuale, il concentrato di realismo disincantato delle tremende domande che pone l'autore mi ha colpito e coinvolto, suscitando le riflessioni sul grande tema dell'esistenza e della sorte del genere umano, stimolando in me l'ebrietà creativa a tingere i pennelli nel denso pigmento delle amare parole sul “dono e castigo di vivere”, con velature dai colori del pessimismo e le cromie delle immense delusioni. Distante da ogni forma di carattere illustrativo e soprattutto dalle banalizzazioni dei contenuti, ho realizzato questi lavori che alludono al senso purificatore di tutti i mali della vita e della storia da me chiamati poesia riflessiva.” scrive Di Tomaso presentando il ciclo pittorico.

 

L’esposizione, programmata per il 2020 e rimandata più volte a causa della pandemia, assume oggi un doppio significato ed è anche un omaggio all’artista Marcello Di Tomaso recentemente scomparso.

Il catalogo della mostra è scaricabile sul sito di Glesie Furlane cliccando qui