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Mobile della tradizione friulana

L’intaglio, l’intarsio, la doratura, la pittura

Allestimento a tema nella sala dedicata alla “Tradizione del mobile” - Museo Etnografico del Friuli
Dal 5 aprile 2017 al 10 gennaio 2018

Diverse – a seconda delle epoche, degli stili e della classe sociale cui erano destinati i mobili – sono le caratteristiche ornamentali che, accanto a tipologie consolidate annoverano, soprattutto negli arredi popolari, tecniche mirate ad ottenere decoratività ma con mezzi semplici e su essenze lignee di non grande valore.
Con le collezioni del Museo Etnografico, oggetto di periodica rotazione, viene allestito un percorso rivolto a riconoscere le caratteristiche dell’intaglio – dal champlecè al “tutto tondo” ma anche il rilievo e l’incisione pirografata – dell’intarsio con piallacci di nobili essenze e tarsie pittoriche, i segreti della doratura, la pittura a tempera o encausto praticata per decorare con gusto elementi di mobilio di non grande pregio e la laccatura, originariamente una tecnica in uso in Oriente, fatta conoscere in Europa dai Gesuiti che dal XVI secolo.
Moltissime sono poi le sfumature offerte dalle suppellettili esposte: si va da un cassone con scene cortesi del XV secolo, a eleganti studioli da tavolo, quindi mobili del ‘700 e poltroncine à la Reine.

Illustrazione della sala martedì 11 aprile, ore 15.00

Marionette e burattini

Il teatro di figura di Enrico Sturolo al Museo Etnografico del Friuli

Fino al 1° marzo 2017

Arlecchino e Pantalone, turchi, corsari e guerrieri, signori e servitori, dame e ballerine, mefistofole, il carabiniere e il frate, accolgono i visitatori nell’atrio di palazzo Giacomelli. Si tratta di pupazzi, che hanno sempre incantato nelle fantasiose trame teatrali ispirate alla commedia dell’arte, a fiabe o scene di vita, adulti e bambini.

Marionette (figure articolate a più fili e mosse dall’alto) e burattini (fantocci a guanto calzato e animato dal teatrante) hanno uno specifico linguaggio espressivo: le prime si muovono, camminano e sono dotate di un ricco guardaroba per assumere ruoli diversi, eleganti; gli altri hanno belle teste intagliate e dipinte, sono disinvolti e scanzonati. Le marionette esposte appartengono al teatrino di Enrico Sturolo (Cividale del Friuli 1868 – Udine 1954), appassionato marionettista udinese, uno degli ultimi esponenti del teatro di figura a Udine.

 

Albero di Natale di carta

Presepi di carta, fogli illustrati, rilievi, decori racconti dalla collezione “Ida Sello” di Udine

Dal 6 dicembre 2016 al 22 gennaio 2017

Fin dalla sua apertura alla città, per il periodo di Natale il Museo Etnografico del Friuli offre una mostra a tema. Per il 2016 è allestita una selezione di materiali e immagini del Natale religioso e laico provenienti dalla collezione di Ida Sello che a Udine, presso l’abitazione che era stata la fabbrica di mobili dei fratelli, gestì fino agli anni ’60 del novecento la rappresentanza di materiale didattico di avanguardia per le scuole di infanzia.

Risale alla fine del ‘600 la tradizione di presepi stampati su carta, da colorare e ritagliare. Alle più antiche stamperie della penisola – Soliani e Remondini – sono seguite ditte in Germania, in Francia e in Italia, che con l’innovazione tecnica, la cromolitografia in particolare, raggiunsero notevoli effetti cromatici. L’effetto di spettacolo ambientale era dato dai diorami e dai presepi a teatrino che con particolari accorgimenti offerti da quinte, antine, carte colorate poste sullo sfondo offrono il senso di profondità. I fogli illustrati costituivano per gli stampatori un articolo di vendita sicuro e poco soggetto alle mode e quindi sempre inserito nei cataloghi delle ditte. La destinazione è il regalo ai bambini: un oggetto da comporre con gli adulti e da raccontare per ripetere anno dopo anno la magia dell’Evento natalizio.

Inaugurazione martedì 6 dicembre 2016 ore 17.00

15 dicembre 2015 - 29 maggio 2016

La mostra “In luce. Storia, arte e simbologia dell’illuminazione” è stata allestita dalla conservatrice del Museo Etnografico, Tiziana Ribezzi, con la collaborazione di Lucia Stefanelli dell’Archivio di Stato di Udine e Lucio Fabi, storico della Grande Guerra, accogliendo così l’invito dell'Onu, che ha proclamato il 2015 “Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce”.
Il museo Etnografico già ospita al suo interno una sezione permanente dedicata all’illuminazione con oggetti che illustrano l’evoluzione dei corpi illuminanti.

Partendo dallo studio delle proprie collezioni e attivando un’ampia rete di collaborazioni con enti pubblici e prestatori privati, il Museo Etnografico, sostenuto da Amga Energia & Servizi ed Heracomm, ha deciso di progettare questo affascinante percorso di approfondimento, proponendo stimoli e occasioni di approccio a un argomento quanto mai vasto che spazia dalla scienza alla storia, dalla tecnica alla letteratura, dall’arte alla pubblicità.

L’itinerario, che trovava il suo nucleo nell’esposizione di una varietà di oggetti, integrato da fotografie di Ulderica Da Pozzo e immagini d’epoca, si snodava per sezioni ed era accompagnato da apparati esplicativi, multimediali e da un'installazione che illustrava il rapporto fra luce e colore nell’opera d’arte. 

15 01 locandina foto con loghi

30 maggio 2016 – 31 marzo 2017

Dal 30 maggio e per un anno il Museo Etnografico Friulano si arricchisce di un nuovo allestimento, all’interno della sala dedicata alla “tradizione friulana del mobile”. Un allestimento speciale a rotazione con lo scopo di illustrare, attraverso i mobili antichi, gli usi e i costumi del tempo. Il tema scelto per quest’anno è quello della nascita, tramite l’oggetto simbolico della culla.

L’esposizione attuale presenta una serie di culle fra passato e tempi non lontani che evidenziano una costante attenzione per la realizzazione di questo elemento.

Leggi tutto: La Culla, simbolo di nascita

27 maggio - 11 ottobre 2015

Nell’anno di Expo Milano 2015, dedicato a "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita" il Museo Friulano di Storia Naturale, in collaborazione con il Museo Etnografico, ha proposto una mostra che ha focalizzato l’attenzione su una componente del cibo molto importante: i cereali e in particolare il frumento.

La scelta del frumento non è casuale viste le enormi implicazioni che questo cereale (insieme all’orzo e, in misura minore ad avena e segale) ha avuto sulla storia dell’uomo e dunque sulla storia del paesaggio. Stiamo parlando infatti di una coltura che circa diecimila anni fa, in Medio Oriente, ha dato avvio allo sviluppo dell’agricoltura in tutto l’Occidente. Le profonde modificazioni del paesaggio, la nascita di villaggi e successivamente di città, l’aumento della complessità delle società umane, si devono allo sviluppo dell’agricoltura a partire proprio dal cosi detto "pacchetto neolitico" (grano duro e/o tenero, farricello, farro e orzo).

Fino a poco tempo fa il frumento era la coltura più diffusa anche nel Friuli Venezia Giulia, poi sostituita da altre, mais in testa, che oggi contraddistinguono il paesaggio agrario. Le coltivazioni odierne sono legate più ad interessi economici che alle esigenze alimentari della popolazione. Ciò ha provocato e provoca pesanti conseguenze anche su ambiente naturale e biodiversità, oltre ad incidere profondamente su abitudini alimentari e stili di vita.

La mostra, che ha analizzato la storia dei cereali dal punto di vista botanico, di impatto sull’ambiente naturale ma anche sulla nostra cultura, fornisce degli spunti per riflettere su gestione del territorio, sulla sostenibilità dei nostri stili di vita e sui possibili scenari che un ritorno alle coltura tradizionali potrebbero aprire.

 

il grano locandina

19 dicembre 2014 - 12 aprile 2015

L’esposizione, per la prima volta, ha proposto un itinerario per conoscere la difficile ed affascinante arte della lavorazione del ferro attraverso una rilettura dell’opera di Alberto Calligaris maestro della lavorazione artistica del ferro battuto e finissimo disegnatore nell’ambito delle arti applicate del primo novecento in Friuli. I suoi progetti – fra il 1908 e gli inizi degli anni Trenta – descrivono il maturarsi di un percorso creativo dalle diverse espressioni dell’Art Nouveau al recupero di elementi rinascimentali tipici del Decò italiano. Il corpus di 250 disegni conservati nell’archivio “Calligaris” costituisce un patrimonio di grande valore. Le tavole comprendono disegni a china su carta da lucido e a matita su carta, alcuni sono acquerellati e riprodotti in eliografia e cianografia. Graficamente affascinanti descrivono l’abilità disegnativa e la sicura padronanza del percorso dal progetto alla realizzazione dell’opera da parte del prestigioso maestro dell’arte del ferro battuto.

Grazie alla padronanza stilistica del disegno progettuale e a una efficace struttura aziendale, affrontò prestigiose e impegnative commissioni pubbliche e private, collaborando con grandi personalità del mondo artistico suo contemporaneo. A questo materiale si è abbinata una vasta rassegna fotografica.

calligaris locandina

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