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Un'opera di Cristina Treppo

a cura di Vania Gransinigh
Appartamento di Casa Cavazzini
Inaugurazione: 22 giugno 2017, ore 17.30

Udine, 23 giugno – 27 agosto 2017

La mostra, pensata per lo spazio dell’appartamento padronale di Casa Cavazzini, si dispiega lungo le stanze dell’appartamento: una serie di sculture e dipinti esposti a parete, entra in dialogo con la storia e gli arredi della casa. Si tratta di opere poste in relazione tra di loro, che lungo il percorso espositivo riconducono lo spettatore a temi quali l’abitare, l’assenza/presenza, le conseguenze del tempo, la connessione tra le strutture, la stratificazione e i residui della memoria. Temi che inevitabilmente rimandano anche alle molte nature morte Vanitas presenti nelle sale del Museo, intrecciando una conversazione allargata.
Le opere riprendono formalmente elementi costruttivi come il pavimento (base che sostiene, composta da tessere modulari che spesso vanno a sovrapporsi in livelli successivi), e oggetti d’uso come il vaso, la ciotola, la bottiglia (testimoni di vita, di passaggi).
L’appartamento, contenuto in un edificio più vasto, è a sua volta un contenitore: di materia invisibile legata ai ricordi e di arredi funzionali, di cose. Il titolo - Pittura/Scultura - allude alla ricerca recente dell’artista dove modalità plastica e modalità pittorica si uniscono, in un confine che appare labile, perché la pittura uscendo dall’idea di tela incorniciata vira verso la terza dimensione e la scultura si fa superficie sulla quale si appoggiano strati di colore.

Note biografiche

Cristina Treppo (Udine, 1968) insegna Arte Contemporanea al Corso di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove nel 2006 ha tenuto un laboratorio di Applicazioni Artistiche della Fotografia Digitale.
La sua ricerca attraversa la scultura, l’installazione, il disegno e la fotografia. Utilizza materiali di natura diversa spesso combinati insieme, pesanti come il cemento o fragili come il vetro. Indaga le relazioni tra opera d’arte e spazio, lavorando spesso in modo mimetico. La sensazione di assorbimento dell’opera da parte delle superfici ricorda meccanismi inconsci di rimozione o processi di stratificazione archeologica.
Vive e lavora tra Udine e Venezia.

Paradoxa

22 aprile – 27 agosto 2017
Casa Cavazzini

10 maggio - 9 giugno 2017
Università di Udine, Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura 

Sarà la Cina il paese protagonista dell’edizione 2017 di Paradoxa, progetto triennale partito un anno fa per investigare le forme attuali dell'arte contemporanea estremo-orientale, prodotto dal Comune di Udine - Civici Musei con l’ERPaC, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale, organizzatore della mostra, patrocinato dall’Università degli Studi di Udine e curato da Denis Viva. Tre artisti cinesi, Cheng Ran, Xie Nanxing e Chen Wei, già affermati a livello internazionale, esporranno a Udine dal 22 aprile al 27 agosto 2017 a Casa Cavazzini, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, e all'Università di Udine i propri lavori di pittura, fotografia e video art sul tema dell’oscurità.

Leggi tutto: Paradoxa

Una tavola degli anni '70 Lorenzo Mattotti

Casa Cavazzini

dal 25 febbraio al 4 giugno 2017

Tutto si può raccontare, anche la realtà di una piccola provincia italiana. Questo è il preciso intento del giovane Lorenzo Mattotti che a Udine visse la prima formazione che, a sua volta, sarà raccontata nella mostra MATTOTTI. Primi lavori in arrivo dopo la seguitissima MATTOTTI. Sconfini in corso a Villa Manin fino al 19 marzo prossimo. La rassegna che si tiene a Casa Cavazzini – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine dal 25 febbraio al 4 giugno 2017 - è la premessa fondamentale per capire il lavoro di Lorenzo Mattotti, attualmente presentato a Villa Manin, secondo le intenzioni dell’ideatrice e curatrice Giovanna Durì e della co-curatrice Vania Gransinigh, conservatore di Casa Cavazzini.

Leggi tutto: MATTOTTI. Primi lavori

Acquerello "Sassolungo"

13 novembre 2016 - 8 gennaio 2017

Artista di grande capacità tecnica, Riccarda de Eccher ha saputo trasformare la propria personale passione per la montagna e la natura nell’ispirazione creativa per acquerelli di grandi dimensioni che propongono inedite prospettive sul paesaggio. Nelle opere della de Eccher, le Alpi Carniche divengono protagoniste assolute della visione in dipinti che per la natura della tecnica, l’acquerello, siamo soliti ammirare in formati ridotti e che nel suo lavoro si espandono sulla superficie del dipinto fino a coinvolgere lo totalmente lo spettatore nel loro spazio visivo.

 

Orari: dal martedì alla domenica 10.30 - 17.00. Chiuso il lunedì

Biglietto d'ingresso al museo

Napoleone Pellis  Autoritratto 1920 olio su tela

6 novembre 2016 - 2 aprile 2017

Dagli inizi di novembre, nelle sale del piano terra di Casa Cavazzini, sarà possibile visitare un riallestimento di opere delle collezioni museali dedicato alla pittura del reale così come essa si è sviluppata a livello nazionale e locale tra Otto e Novecento. Nel corso del XIX secolo e sulla scorta del sempre più stringente confronto con l’immagine fotografica, l’attenzione degli artisti si rivolge al vero in tutte le sue declinazioni per trovare nuova ispirazione. I soggetti prediletti divengono allora il paesaggio, la scena di vita quotidiana, il ritratto: è in questi ambiti che nuove modalità di ripresa diretta del reale si sviluppano nel tentativo di rendere l’immagine sempre più immediata e “istantanea”. La pittura en plein air avvia questo processo di rinnovamento artistico, mentre altre modalità di raffigurazione del vero avanzano sulla scorta delle scoperte scientifiche di fine Ottocento. Divisionismo e simbolismo apportano il loro contributo in questa direzione traghettando i principi del realismo ben oltre la soglia del XX secolo.

Millo Bortoluzzi Monte Cerva 1896 olio su tela Light

25 maggio 2015 – 6 marzo 2016

A cura di Associazioni Bravi Ragazzi e Ma cross e con la direzione artistica di Vania Gransinigh al primo piano di Casa Cavazzini è stata allestita la mostra documentaria “Visioni Urbane: Udine per un nuovo modello di arte pubblica” che ha ripercorso le tappe salienti del progetto VISIONI URBANE con il ricorso a materiali preparatori, fotografie e video.

Il 25 maggio è iniziato con una residenza artistica il progetto Visioni Urbane del Comune di Udine che ha valorizzato la Creatività Urbana per portare l’arte pubblica in centro città e nelle circoscrizioni.“Visioni urbane”, progetto finanziato dalla Regione FVG, rappresenta una città che si rinnova, che ha il coraggio di aprirsi a nuove forme e linguaggi artistici propri della generazione più giovane, quella che si dedica al writing e alla street-art. Il progetto ha voluto diffondere la conoscenza della Creatività Urbana intesa come l’evoluzione del movimento del writing (graffiti) verso forme di espressione che cercano il dialogo sia con le istituzioni che con la cittadinanza, per realizzare grandi opere site-specific (ossia elaborate e studiate appositamente per lo spazio che le ospita), condivise ed autorizzate pubblicamente.

Visioni Urbane ha promosso infatti un approccio partecipativo in cui gli artisti urbani si sono messi in gioco, raccogliendo stimoli e ispirazione nel contesto in cui hanno operato. Per fare questo, si sono attivati percorsi di ascolto e d’indagine affinché gli street artist producessero opere condivise, che richiamassero le suggestioni fornite dai cittadini incontrati precedentemente.

 

visioni urbane

18 ottobre 2015 – 28 febbraio 2016

La retrospettiva, curata da Enzo Collotti, Mari Domini, Paolo Ferrari e Claudio Natoli, ha presentato al pubblico la raccolta più vasta delle foto di Tina Modotti tratte dai negativi originali e arricchita dalle le più recenti acquisizioni riferibili sia alla storia familiare, sia all’arte fotografica, sia all’impegno politico e sociale di Tina Modotti. In mostra a Udine sono stati esposti nuovi documenti e materiali fotografici inediti provenienti dal lascito della sorella Jolanda Modotti. Si tratta di fotografie originali di Tina e dei suoi familiari in riferimento al contesto udinese, al soggiorno e alla cerchia delle amicizie negli Stati Uniti e nel Messico degli anni ’20, oltre a carteggi tra Jolanda, Vittorio Vidali e Silvia Thompson. È stata inoltre esposta nella sua interezza, per la prima volta in Italia e in Europa, la nuova documentazione fotografica sulle Scuole libere di agricoltura di cui l’Istituto Nacional de Antropologia e Historia di Città del Messico è entrato recentemente in possesso, grazie alla donazione di Savitri Sawhney, figlia dell’esule indiano Pandurang Khankhoje. Tale documentazione contiene una serie di 18 fotografie, scattate da Tina Modotti, rimaste in gran parte sconosciute fino a tempi molto recenti.

La mostra è stata realizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Udine – Musei Civici in partenariato con il Comitato Tina Modotti e in collaborazione con prestigiose istituzioni scientifiche a livello nazionale e internazionale. Il progetto ha ricevuto il sostegno della Regione Autonoma FVG e ha visto la collaborazione dell'Università degli Studi di Udine e dell'Associazione culturale ETRARTE.

25 settembre – 6 dicembre 2015

Il filo conduttore della mostra allestita nell’appartamento di Dante Cavazzini rimane quello consueto che più volte Carlo Vidoni ha affrontato nel suo lavoro: il tema del confronto tra natura e artefatto. A questo filone, se ne affianca oggi un altro che riunisce e accomuna la decina di opere esposte in questa occasione: l’artificio come traccia dell’esistenza umana, come segno del passaggio dell’uomo nel mondo, come prodotto artificiale di cui la natura finisce per riappropriarsi.

L’esposizione ha fatto parte di un progetto diffuso sul territorio regionale, nazionale nonché internazionale, articolato in sei rassegne, contraddistinte da specifiche peculiarità artistico-creative. La mostra è stata a cura di Stefano Chiarandini e Vania Gransinigh.

vidoni invito

Invito mostra Per una gioiosa entropia

3 luglio-20 settembre 2015

Nel corso dell’estate la Project Room del museo ha accolto una mostra collettiva a cura di Giorgia Gastaldon che ha proposto un dialogo tutto contemporaneo sul tema della “leggerezza” proposto da Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane” fra le due artiste Alessandra Lazzaris e Maria Elisabetta Novello.

Come scrive Giorgia Gastaldon proprio il “concetto di conoscenza del mondo attraverso un processo di polverizzazione della realtà, nonché di restituita leggerezza attraverso una sottrazione di peso e materia, pare accomunare le due artiste presenti in questa “mostra piccola”. La prima, Alessandra Lazzaris, lavora con l'ossidazione: corrodendo lastre di metallo con degli acidi, trasforma il metallo in ruggine; la seconda, Maria Elisabetta Novello, padroneggia i processi di combustione, trasformando la materia in cenere, suo materiale d'elezione. Entrambe, insomma, partono da materie reali e fisiche che però, in seguito ad un processo di "polverizzazione", diventano “qualcosa d'altro”, qualcosa di nuovo, da conoscere e fruire in maniera inedita. Entrambe scelgono così, come tecnica d'esecuzione dei loro lavori, due processi – l'ossidazione e la combustione – irreversibili: fanno in tal modo loro la linea del tempo, consapevoli attrici della non reversibilità del suo scorrere”.

3 luglio – 20 settembre 2015

L’esposizione curata da Fabio Belloni e Vania Gransinigh si è articolata su un nutrito gruppo di opere appartenenti alle collezioni museali e si è focalizzata sui mutamenti e gli sviluppi avvenuti nella pittura italiana dal secondo dopoguerra alla fine del ‘900 attraverso le opere che, in tempi e modalità differenti, sono entrate a far parte delle raccolte di Casa Cavazzini. In Friuli Giuseppe Zigaina, recentemente scomparso, fu tra coloro che meglio tradussero il verbo neorealista: il suo dipinto Assemblea di braccianti sul Cormor, esposto alla Biennale di Venezia nel1952, è certamente l’opera che costituisce il manifesto di questa poetica, A lui, protagonista indiscusso di quella stagione artistica è stato dedicato tutto il nucleo centrale della rassegna: si tratta di un doveroso omaggio ad una dei nostri artisti più rappresentativi, certamente quello che ha saputo interpretare con maggiore efficacia i mutamenti interventuri nell’arte della seconda metà del ‘900 in ambito italiano.

neorealismo invito

Accanto al Neorealismo, maturavano le esperienze dell’astratto-concreto che, rifacendosi all’arte astratta degli anni Trenta, proseguivano in direzione di una pittura ormai emancipata da ogni riferimento naturalistico e dalla necessita di una qualsiasi forma di rappresentazione. La pittura diveniva cosi una produzione di forme, linee e colori elaborati e combinati dalla personale creatività dell’artista in maniera completamente autonoma dalla realtà naturale. E in questo panorama artistico che si svilupparono lo Spazialismo di Lucio Fontana volto a superare lo spazio bidimensionale del dipinto inteso in senso tradizionale, il Nuclearismo e soprattutto le differenti declinazioni dell'Informale, nella sua componente segnico-gestuale e materica. Le opere di Emilio Scanavino, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso e Afro Basaldella presenti in mostra testimoniano solo alcune delle declinazioni più caratterizzanti del movimento che conquistò anche molti artisti attivi a livello locale. Il percorso si è concluso con una sala interamente dedicata al pittore Nilo Cabai (Udine, 1931) che, generosamente e con notevole spirito civico, ha donato alcune sue opere al museo per arricchirne le collezioni permettendo cosi di documentare all’interno delle raccolte tutto il suo percorso professionale che dalla meta del secolo scorso, arriva fino ai nostri giorni.

5 ottobre – 25 gennaio 2015

Casa Cavazzini ha reso omaggio all’arte di Riccardo De Marchi. L’esposizione, a cura di Vania Gransinigh,  ha accolto una ventina tra lavori singoli e installazioni eseguite per l’occasione che testimoniavano, basandosi su alcuni snodi cruciali, il suo intero percorso professionale, sviluppatosi in quasi trent’anni di attività. A dispiegarsi sotto gli occhi dei visitatori è stato un itinerario che mettendo a confronto sperimentazioni del passato con la produzione più recente ha raccontato visivamente di un cammino di ricerca coerente, volto a sondare, tra assenza e presenza di materia, le impossibilità di un codice comunicativo costruito sulle tracce di un personalissimo modo di sentire e di essere nel mondo. Si trattasse di lamiere metalliche, di blocchi di plexiglas o plastica, di pannelli truciolari, delle copertine di vecchi dischi, De Marchi ha  utilizzato il materiale quale supporto delle sue interminabili narrazioni cifrate rese esplicite dal procedere ordinato dai fori praticati dalle punte di un trapano.

invito De Marchi

Invito mostra Paradoxa

Arte contemporanea dal Giappone, con un'installazione in première italiana.

17 aprile 2016 - 28 agosto 2016

Il 17 aprile è stata inaugurata a Udine Paradoxa. Arte giapponese oggi, mostra che riunisce finalmente in Italia cinque degli esponenti più rappresentativi dell’arte contemporanea giapponese. Organizzata dal Comune di Udine – Civici Musei e curata da Denis Viva ha preso il via pochi giorni prima della 18^ edizione del Far East Film Festival, il più grande festival europeo del cinema asiatico. Inserita nel programma di eventi che celebrano in tutto il Bel Paese il 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, la mostra sarà visitabile sino al 28 agosto nelle centralissime Piazza Libertà (che accoglie uno speciale progetto artistico) e Casa Cavazzini – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea.

Paradoxa Invito

Nella città che ogni anno accoglie migliaia di appassionati di Estremo Oriente, Paradoxa offre finalmente uno sguardo complementare sulle arti plastiche e visive di quegli stessi paesi, a partire dai cinque giapponesi invitati: Tatzu Nishi, Manya Kato, Takahiro Iwasaki, Taro Izumi, Yuuki Matsumura. A stimolare la riflessione dei visitatori context specific, opere realizzate appositamente per Paradoxa, remote projects, progettati a distanza dagli artisti giapponesi e realizzati in loco da giovani artisti, e opere d’arte oggettuale. Nel lavoro di Taro Izumi, ad esempio, il focus è la destrutturazione degli oggetti comuni. La continua tensione tra funzione e valori estetici, tra uso e modellazione, genera un processo potenzialmente interminabile che, nel caso di questa mostra, è durato dieci giorni ed ha coinvolto l'artista e l'azienda Calligaris. Izumi è partito da uno dei loro più noti modelli di sedia, “La locanda”, convertendola in una scultura astratta. Una volta trasfigurata, la sedia è stata ricondotta in azienda, dove attraverso tagli e aggiunte di materiali, è stata ripristinata la sua originaria funzione. Ripetutosi per quattro volte, questo processo è qui testimoniato dall'ultima versione della sedia, dalle foto e due video che ne documentano ogni stadio di trasformazione, e infine dalle sculture astratte che Izumi ha via via ottenuto dagli scarti della lavorazione.

Paradoxa è la prima tappa di un progetto triennale che vuole investigare le forme attuali dell’arte contemporanea estremo-orientale, esaminando ogni anno un differente contesto nazionale e affiancandosi alla consolidata esplorazione nel campo cinematografico del Far East Film Festival.

1 marzo – 3 giugno 2015

L’esposizione, a cura di Vania Gransinigh e Fabio Belloni, si è proposta di indagare le ricerche attorno alla pittura astratta in Italia nel corso degli anni Settanta. Si è concentrata sulla tendenza battezzata dai critici coevi con i nomi più vari: “pittura pittura”, “pittura fondamentale”, “pittura fredda”, “pura pittura”, “nuova pittura”.

Tra tutte, “pittura analitica” è stata l’etichetta più fortunata. Si è trattato di un’esperienza maturata nel solco dell’avanguardia volta a saggiare le possibilità di quel mezzo così tradizionale in una stagione ancora dominata da intense sperimentazioni tecniche. L’esposizione è nata in dialogo con le raccolte civiche udinesi. Tra gli oltre cento lavori della Collezione Friam conservati presso Casa Cavazzini spiccano infatti non pochi nomi – Carl Andre, Frank Stella, Robert Mangold, Sol LeWitt – con i quali i pittori italiani degli anni Settanta hanno cercato contatti diretti.

idea di pittura invito

Location da vivere

Spazi ricchi di storia, funzionali e versatili. I CIVICI MUSEI DI UDINE sono la location adatta ad accogliere eventi di vario tipo, perfetti per soddisfare ogni tipo di esigenza.

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